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In questo luogo dominato dalla tranquillità e dalla purezza dei suoi spazi ancora intatti, non sarà difficile dedicarvi a voi stessi o ritrovare le origini della cultura locale, in uno scorcio di storia che racconta di cose e di persone che non sono poi così distanti da noi.


Giunti a Susafa è davvero possibile immergersi in una dimensione ancora autentica, dove essere ospitati significa riprendersi il proprio tempo, godere il lento ritmo della campagna e il suo andamento rilassato, significa sentirsi coccolati dal silenzio, ritrovando serenità e pace. Vi sembrerà di entrare in una realtà lontana, quasi estranea, verso la quale sentirete irresistibile la necessità di adattarvi non appena la sfiorerete.


Oggi la Masseria Susafa è il frutto della famiglia Saeli-Rizzuto, proprietari e imprenditori agricoli che da cinque generazioni si impegnano a tramandare una centenaria e affascinante cultura contadina. Con particolare cura, i proprietari accostano i loro ospiti alla vita di campagna sostituendo però, con grande sapienza, all'austerità della vita di un tempo il comfort di un affascinante resort finemente allestito. Susafa è anzitutto il racconto di un territorio e delle sue alterne vicende, di fatti legati ad un microcosmo locale che ha coinvolto persone e luoghi che parlano e testimoniano una Sicilia antica ma tutt’ora presente.


Una storia fatta di uomini, di lavoro, di vite scandite dall’ordine lento imposto dalla natura, così come le stagioni richiedono che sia, dove tutto iniziava con l'ultimo buio prima dell'alba e finiva con il primo accenno di tramonto.
Erano proprio questi uomini che, finito il lavoro quotidiano nei campi lavorati a braccia e sudore, tornavano verso la casa colonica chiamata "Case Nuove Susafa" dove alloggiavano con le proprie famiglie.


La grande masseria con i suoi imponenti magazzini rappresenta tutt'oggi un'importante testimonianza di costruzione agricola che, per la capacità e l'eccellenza della produzione agraria, è l'esempio di un'epoca che ha caratterizzato lo sviluppo economico del territorio.
La costruzione delle case fu completata quasi certamente intorno al 1870, erette accanto ad un nucleo di edifici più antichi, ancora ben distinguibile, databile intorno alla seconda metà del 1700. Le antiche strutture, appartenenti alla Chiesa, furono acquistate dalla famiglia Saeli dopo l'unità d'Italia all’incirca nel 1865.


Le alte mura, spesse e fortificate, proteggevano gli abitanti dalle temutissime incursioni dei briganti: al calare del sole i portoni venivano sprangati e nessuno poteva più entrare né uscire fino al mattino seguente. I guardiani passavano la notte dietro strette feritoie a controllare qualunque movimento sospetto, pronti a sparare al minimo accenno di pericolo.
Qui, oltre che nei campi, si svolgeva la vita di una minuscola collettività che con la propria identità rappresentava un universo a sé stante, in cui le giornate erano accompagnate da suoni antichi, da tintinnii dimenticati, dalla cantilena delle chiacchiere in dialetto e dai richiami gridati al bestiame che, dentro e fuori dal baglio, tirava i carri del raccolto destinato ai grandi e alteri magazzini dove, ancora adesso, si rimane incantati e attoniti per la loro imponenza monumentale.


Le donne aspettavano il ritorno dei propri uomini, padri, mariti, fratelli, avvolte in pesanti scialli negli inverni bianchi di neve e sbracciate nella calura estiva, governavano la famiglia e si occupavano delle importanti "cosi di fimmini".
Sono ancora ben visibili i vecchi forni dove le massaie cocevano il pane che veniva distribuito agli uomini in partenza per i campi, accompagnato da quel poco di companatico che doveva bastare per l'intera giornata.


Straordinario il lavoro di queste donne, sedute dietro lunghe tavolate, quando aspettando che i muli in fila entrassero nei magazzini e scaricassero dinanzi a loro, gerle colme di mandorle fresche che, con pazienza e dedizione e a colpi di pietra iniziavano a spaccare, separando il mallo verdissimo dal frutto e dividere "li mennuli duri da li mennuli muddisi".
Un profumo intenso e dolciastro, quasi sensuale, inebriava l’aria tutt’intorno e per lungo tempo avvolgeva uomini e cose.